Parla come mangi: fare un sito

Responsive? SEO? Ma come parli?

fare un sito

Per facilitare la comunicazione tra chi fa il mio lavoro e i suoi clienti, in questo lungo post articolo utilizzerò una serie di esempi, similitudini, parafrasi, metafore e semplificazioni estreme, spiegando cosa significa progettare e sviluppare costruire fare un sito web, e perché costa quello che costa, evitando di utilizzare termini tecnici. È una traduzione in lingua italiana di questa pagina, che invece presuppone un minimo di vocabolario di settore, e nella quale vengono usati i termini corretti.
Qui, invece, si parlerà di pianificazione urbana, di pièce teatrali, e di cucina.
Questo articolo è un racconto, è scorretto, è facile, è approssimativo.

Premessa

Un nuovo cliente, che chiamerò Gianni, vuole un sito web. Non ci interessa, qui, sapere perché, o se quello che crede di volere è proprio quello che ha chiesto. Ne discutiamo un po’, capisco cosa gli serve e cosa implica eseguire il lavoro, e gli mando il preventivo. Se Gianni non sparisce, adesso gli devo spiegare cosa significano tutte quelle voci, e perché hanno dei prezzi così elevati rispetto all’idea di spesa investimento che aveva prima di parlare con me. Glielo devo, sono i suoi soldi. Deve essere informato, devo chiarire ogni dubbio, e il modo migliore che conosco è illustrare il mio processo.
Ci arriviamo tra un attimo, prima mettiamoci nei panni di Gianni.

Non esiste un titolo di studio che abiliti legalmente chi vuole fare questo lavoro. Per Gianni, scegliere a chi affidarsi e con chi investire rimane una decisione dettata quasi esclusivamente dalle cifre in fondo al preventivo, che forse non ha neppure letto per intero. Ci sono altri fattori, come il passaparola, ma Gianni non sa proprio che pesci pigliare, nessuno sa dargli un consiglio, indirizzarlo verso uno bravo. Gianni cerca, chiede preventivi, e li guarda.

A differenza di insegnanti, avvocati, dentisti, architetti e notai (professionisti che hanno seguito un percorso formativo preciso il quale, almeno in teoria, li pone al pari di chiunque abbia conseguito la stessa laurea, che sono abilitati, che possono fare quello che fanno), chiunque può fare un sito web. È una professione molto democratica.
A Gianni arrivano diversi preventivi da persone diverse: qualcuno ha una laurea, qualcuno ha fatto le scuole serali, qualcuno ha studiato per conto suo, qualcuno si è improvvisato, qualcuno ha visto nascere internet e qualcuno ha dato l’esame di maturità ieri. Se Gianni riesce a individuare chi ha esperienza, e a scartare i preventivi di chi non ne ha, ognuno di noi potrebbe essere in grado di fargli il sito. Per Gianni siamo uguali.
Eppure, nessuno di noi ha un’abilitazione statale, e diventa complicato capire la differenza tra un preventivo di 300 euri e uno che parte da 5000. La differenza è lampante, siamo d’accordo, ma per aiutarlo a capire questo svarione di prezzi farò un parallelo alla portata di ogni italiano: la pizza.

Fare un sito – Il Processo

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Esistono pizze surgelate, in confezioni da tre, a meno di 5 euri. Il processo per prepararla è semplice, e chiunque può cucinarla: apri la scatola, metti la pizza in forno. Fine.
Esistono invece pizze fatte a mano, da pizzaioli di professione che utilizzano solo mozzarella di bufala campana D.O.P. e i pomodori San Marzano, olio extravergine di oliva di quello buono, la farina di grano tenero, non so bene. L’impasto deve essere preparato in un certo modo, e questo impasto viene steso e farcito, e queste pizze vengono poi immediatamente cotte in forni a legna costruiti precisamente per questo scopo. Pazzesco.
Il processo è molto diverso, le competenze richieste sono diverse, gli ingredienti sono diversi. Il sapore, la digeribilità, la fragranza. E ovviamente il prezzo.

Il processo è ciò che distingue una pizza surgelata da una pizza vera, un completino comprato sul Postalmarket da un vestito su misura confezionato da un sarto. In estrema sintesi, nel mio campo: un dilettante (un amatore) da un professionista.
Non ho nulla contro i dilettanti, non è nemmeno un termine dispregiativo. Io stesso sono un dilettante in centinaia di cose diverse e non me ne vergogno: strimpello, dipingo, cucino. Mi diletto. Mi diverto, appunto. Magari sono anche bravino, ma non mi sognerei mai di propormi per comporre la colonna sonora del prossimo film di Nolan, facendomi pagare quanto Zimmer. Ma nemmeno la metà.

Il processo fa la differenza, è fondamentale, il processo è tutto.
Il processo, e adesso ci arriviamo davvero, sono i passaggi obbligati per arrivare al risultato. Solo un professionista conosce il processo, o almeno ne ha uno, ed è solido. Il mio processo non è IL processo, non so se sia l’unico vero originale legittimo possibile processo del mondo, ma so che un dilettante non ne ha uno, e ho conosciuto dozzine di “professionisti” con processi abbozzati, se non altrettanto assenti. La qualità dei siti che visito è allarmante, ed è una cosa che forse non capisco del tutto.

Dunque, a Gianni dobbiamo far capire benissimo che non ci conviene iniziare a cucinare senza sapere cosa stiamo cucinando, usando i primi ingredienti che ci capitano sotto mano: prima li dobbiamo scegliere, e metterli insieme, e nella pentola adatta, e decidere la temperatura del forno, e un sacco di altre robe, o rischiamo di cucinare lo schifo con contorno di schifo. Ci serve un’idea a cui attenerci, un sentiero da seguire, con obiettivi e tappe definite. Ci serve la ricetta, e non possiamo permetterci di saltare nessun passaggio. Vanno tutti ragionati, anche quelli successivi all’apertura. Questa ricetta, che utilizzo sempre, la voglio far leggere a Gianni, in modo che possa confrontarla con le ricette che altri gli hanno mandato, se gliene hanno mandata una. Più probabilmente, gli hanno mandato solo un preventivo.

Parte 1 – Gli Ingredienti

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Prima di iniziare a lavorare alle pagine del nuovo sito di Gianni, devo capire un paio di cose. Innanzitutto i suoi obiettivi, e se è realistico sperare di raggiungerli. Mi servono un sacco di informazioni su di lui e sulla sua attività, e magari anche qualche dato utile sui suoi concorrenti, reali o potenziali. Una volta che ho le idee più chiare su queste cose, posso pensare al come utilizzarle e trasformarle in qualcosa di ancora più utile.

Quindi, per prima cosa, faccio un sacco di chiacchiere col buon Gianni. Mi racconta la sua storia, cosa vende, chi sono i suoi clienti abituali, a quali clienti si vuole rivolgere, chi sono i suoi rivali, e cosa si aspetta da un nuovo sito. È possibile che ne abbia già uno, che però non sta portando dei gran risultati, e devo capire perché. Le motivazioni possono essere molte, e molto diverse. La gente sa che Gianni esiste? La gente lo cerca su internet? E lo trova? Facilmente? La concorrenza è spietata? Il mercato è saturo? Non c’è domanda? È un sito molto vecchio e non funziona più bene?
Devo essere in grado di capire cosa non funziona, cosa potrebbe funzionare meglio, o il povero Gianni mi pagherà per un lavoro inutile. Il mio obiettivo deve sempre essere far guadagnare i miei clienti, aiutarli a vendere, non a buttare i soldi.

Esistono casi limite. Se Gianni non vende niente, nessun prodotto e nessun servizio, ma vuole un sito per scrivere i suoi pensieri in poesia, posso eventualmente consigliare come monetizzare. Se a Gianni non piacciono i soldi, o se preferisce non ospitare pubblicità sul suo sito, e il suo obiettivo consiste in ‘milioni di persone leggono cosa scrivo’, il mio obiettivo deve essere esattamente aiutarlo a raggiungere milioni di persone. Qualsiasi sia l’obiettivo di Gianni, deve essere anche il mio, compatibilmente con i miei valori e con la mia competenza. Sono il consulente di Gianni, non l’esecutore dei suoi deliri. Devo prendere tutte le informazioni possibili per fare un lavoro all’altezza, mentre lui deve affidarsi ai miei consigli. Se decide di non seguire i miei consigli significa che non mi ritiene capace, e che non si sta fidando del suo consulente.

Mi verrebbe mai in mente di aiutare il mio avvocato a scrivere una letterina ad un cliente che non vuole pagare? No, non è il mio lavoro, il mio avvocato sa cosa deve scrivere, come lo deve scrivere, e tutte quelle altre cose avvocatose che sa fare da dio. Aiutare il mio avvocato, suggerire di citare la norma e la sentenza che mi piacciono, non porterebbe nessun risultato positivo. Il mio avvocato dovrebbe chiedermi un extra solo per il fatto di averlo disturbato con le mie manie di voler aiutare tutti.

Dicevamo. Questa fase di indagine e di analisi è molto importante, e può anche durare alcune settimane a seconda del sito e della mole di informazioni da reperire. Tutti questi dati mi aiutano a mettere le fondamenta per quello che accadrà dopo. Nel nostro esempio della ricetta, questa parte è l’elenco degli ingredienti: 100g di farina, due uova, un litro di latte. Devo essere sicuro di avere tutti gli ingredienti, e nella giusta quantità, prima di iniziare a cucinare, altrimenti si rischia di buttare via tutto, o di mangiare una schifezza, e di aver sprecato tempo: la ricetta ad un certo punto mi dirà di aggiungere 500g di zucchero, ed è meglio che io li abbia tutti e 500 quando servono.

È possibile, per onor di cronaca e in termini generali, cucinare senza seguire la ricetta in due casi:

  1. questa ricetta è talmente simile a un’altra che ho già preparato decine di volte, che mi basta un’occhiata per procedere, tenendo in conto gli eventuali piccoli aggiustamenti che dovrò sicuramente apportare, conoscendola bene so che saranno inevitabili ma non devastanti
  2. sono un artista e non so cosa sto facendo

Nel primo caso è un rischio calcolato. Evitabile, preferibilmente da evitare, ma è calcolato e uno poi deve anche assumersi le proprie responsabilità. Visto che non esistono due siti uguali, due ricette identiche, le correzioni in corso d’opera saranno comunque troppe per i miei standard.
Nel secondo caso, il disastro è assicurato. Il disastro può presentarsi sotto varie forme e in momenti diversi e inaspettati, dal gusto schifo all’odore schifo, dal colore schifo alle feci schifo. In qualche modo lo schifo arriva.

Parte 2 – Architettura

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Ora che ho tutte le informazioni su Gianni e la sua attività, inizio a pensare a come sarà la struttura complessiva. Immaginiamo, perchè di cibo ne abbiamo parlato fin troppo, di dover pensare da zero una piccola città, per poi doverla costruire davvero. Serve una rete di strade, con incroci e semafori e sensi unici, e spazi per case e negozi, e piazze, e cartelli stradali, una scuola, i vigili del fuoco. Devo anche capire quanti geometri e muratori e cemento e alberi serviranno una volta che si inzierà a lavorare davvero. Serve che tutto sia poi funzionale e funzionante, e possibilmente piacevole farci una passeggiata.

Tutti i percorsi possibili sono decisi in questo momento, dobbiamo pensare bene alla viabilità e a quanto può essere lontana un’abitazione dall’ospedale. Dove c’è una strada non potrò costruire un palazzo, dove c’è un incrocio dovrò mettere un semaforo, ho reso l’idea. Anche se nulla è scolpito nella pietra, è bene seguire questo progetto in modo scruopoloso, perchè se un muratore ubriaco decide che il palazzo 23 gli piace più a nord, o l’architetto si accorge che effettivamente anrebbe più a nord, la strada già costruita a nord dovrà essere spostata, e i palazzi a nord della strada dovranno essere spopstati. Non è detto che l’idea del muratore sia per forza etilica, ma non sta più seguendo il progetto e costringerà decine di persone a lavorare il doppio, spreco di tempo e di risorse, e bisogna pure smaltire i calcinacci.

Gianni, che mi sta molto simpatico, non può pensare di poter aggiungere, tra tre mesi (quando il lavoro è ormai pronto), nuove pagine o nuove cose in una pagina, senza che altre cose ne subiscano gli effetti. Certo che si può fare, non è vietato, ma sarebbe stato meglio pensarci prima. Se succederà, significa che questa fase di progettazione non si è conclusa correttamente. Potrebbero essere cambiate alcune cose all’interno della sua azienda, potrebbe aver avuto un sogno rivelatore, potrei aver sbagliato io. Il punto è che se succede, se verranno cambiate alcune cose, altre cose cambieranno di conseguenza.

Questo vorrà dire rivedere tutte le parti di questa piccola città che sono state influenzate dal cambiamento. Qualsiasi strada nei dintorni dovrà essere chiusa per poter lavorare nel nuovo cantiere, le case vicine subiranno il rumore che solo 5 muratori alle 7 di mattina possono produrre, e io mi ritroverò nel traffico e arriverò tardi a scuola. Senza contare che una volta completati i lavori, quella cosa nuova dovrà essere trovata da chi la cerca, a volte anche da chi non la sta attivamente cercando, dovrà essere integrata nel quartiere. Se è una buchetta delle lettere è questione di poco. Se è una toronda dove prima c’era l’incorcio più centrale e trafficato, non è questione di poco.

Non è un dramma, succede continuamente da quando l’uomo ha scoperto l’agricoltura, ma siamo d’accordo che un cantiere è circa sempre una rottura di scatole? Era meglio pensarci meglio quando qui era tutta campagna.

Considerare l’architettura di un sito web è sempre un pò complesso. Se ad essere complesso è il sito stesso, può diventare un lavoro difficile. Serve tempo. E ancora non abbiamo costruito niente.

Parte 3 – La Narrativa

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Ora che abbiamo progettato una piccola città, spiego a Gianni il prossimo passo aiutandomi con una metafora diversa: andiamo a teatro.

Se il sito di Gianni è uno spettacolo teatrale, ogni pagina è una scena dell’opera ‘Storia di Gianni’. Ogni scena deve avere significato nella narrazione generale, i personaggi vanno presentati in modo da poterli conoscere, da poterli almeno capire. I dialoghi devono avere un senso logico e gli spettatori in ultima fila dovranno poterli udire. Dovrò pensare alle luci, ai costumi, agli oggetti di scena, a dove staranno gli attori in ogni momento. Per ogni singola scena.

Ovviamente, la storia che sto scrivendo deve avere un inizio e una fine, e non posso sperare che uno spettatore entrato a metà del secondo atto intuisca tutto ciò che è successo prima, e nemmeno che trovi un posto a sedere. Potrei impedirgli di entrare a spettacolo iniziato, ma il teatro in cui raccontiamo la Storia di Gianni è una piazza pubblica, chiunque può andare e venire quando vuole, ci sono repliche a ogni ora del giorno e della notte, e non si paga il biglietto. È la magia del teatro.

Ogni spettatore, nel momento in cui entra in questo magico mondo, riceve un piccolo opuscolo nel quale trova un breve riassunto della trama, tutti i dialoghi, gli attori e i ruoli, e in un istante capisce se questa storia lo può interessare, se gli può piacere. Da questo momento in poi, se ho scritto bene la sceneggiatura e se ai nostri spettatori interessa, devo assicurarmi che abbiano un’esperienza positiva, che capiscano cosa stanno guardando. Anche se hanno enormi problemi di vista, anche se la storia di Gianni è una noia, chiunque deve poterla seguire e comprendere. Tutto deve funzionare perfettamente, o gli spettatori non avranno una visione chiara della Storia di Gianni.

Stiamo raccontando la Storia di Gianni, in una piazza che abbiamo progettato e costruito noi, seguendo la nostra ricetta.

Parte 4 – Le Parole

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Le parole sono importanti. In un qualunque sito internet, qualunque sito, la cosa più importante sono le parole. Sempre. Un’immagine può valerne mille, ma se non siamo noi a sceglierle potrebbero essere quelle sbagliate: lasciare spazio all’interpretazione non è sempre la strada migliore. Scegliere le parole giuste fa la differenza tra una vendita e il fallimento, tra il piacere e un fastidio.

Gianni vende un prodotto, offre un servizio tramite la sua Storia, e io devo essere in grado di comunicare cosa fa soprattutto con le parole, i suoi clienti devono leggere e capire, non immaginare. Benché nessuno meglio di Gianni conosca e sappia fare il suo lavoro, è una di quelle persone che non dovrebbero occuparsi di spiegarlo ai clienti, se non proprio la meno adatta. Potrebbe sembrare paradossale, ma serve una sorta di traduttore dal giannese al clientese.

Devo tradurre la Storia di Gianni per usarla nello spettacolo, nonché stamparla sull’opuscolo, mi chiede di tradurla nella lingua dei giovani, perché è soprattutto a loro che si rivolgerà. Devo conoscere questa lingua, perché lui non la conosce. Potrebbe essere convinto del contrario, e in qualche raro caso potrebbe anche essere vero, ma non è quasi mai così.
Sembra molto lavoro extra, ma è necessario: Gianni si occupa del suo lavoro, è ciò che sa fare, non ha tempo di imparare una nuova lingua. Chiede a me di tradurre perché, anche nel caso in cui io non parli perfettamente la lingua dei giovani, conosco gli strumenti per imparare a masticarla più in fretta: gli insegnanti più capaci, le scuole dove la si insegna, i libri su cui la si studia. Conosco anche un sacco di canzoni in lingua dei giovani, film in lingua dei giovani, e sono stato nel Paese dei Giovani in vacanza. So muovermi tra i giovani, ho un’esperienza che Gianni non ha e che non ha tempo (e nessun motivo reale) di accumulare.

Il fatto di avere esperienza, sia nella traduzione in generale che nella lingua dei giovani in particolare, mi permette non solo di tradurre, ma di adattare. Una traduzione letterale potrebbe perdere parecchio, sappiamo benissimo che un gioco di parole in inglese rischia di non avere lo stesso senso in italiano, così come un modo di dire. Devo trovare una forma nuova, mantenendo inalterato il contenuto, in modo da non intaccare il senso e l’intenzione.
Inoltre, la lingua dei giovani è un po’ come un dialetto, con termini unici e allo stesso tempo universali: solo i giovani usano una particolare parola, ma quasi tutti la conoscono. Se Gianni vuole davvero raccontarsi ai giovani, dobbiamo parlare la loro lingua. Per quanto possa sembrarci assurda.

Per finire, una piccolo trucco del mestiere: devo assolutamente evitare di dire che la Storia di Gianni è la stessa Fabiano. Sembra una banalità, ma è più sottile di così.
Ogni volta che Gianni dice che è uguale a Fabiano, anche se non lo ammette apertamente, è un’occasione sprecata. Il giovane si chiederà per quale motivo dovrebbe leggere Gianni o starlo a sentire, gli abbiamo fatto perdere tempo e gli abbiamo reso più difficile la scelta di una buona lettura. Il mio compito è anche quello di individuare e comprendere le particolarità di Gianni. Se non ne ha, Gianni ha un grosso problema: è come chiunque altro. Questo non lo aiuterà a farsi ascoltare da nessuno.
Non devo nascondere le similarità con i suoi concorrenti, e non devo mentire, ma non devo nemmeno enfatizzare le banalità come fossero grandi rivoluzioni, unicità.

Come detto, scegliere le parole corrette è la parte di gran lunga più importante, in qualsiasi sito.
Non importa quanto entusiasmante o meno sia lo spettacolo della Storia di Gianni, non importa quanto sia grande o meno la piazza che abbiamo costruito, la traduzione deve arrivare a tutti quanti, chiunque la deve poter leggere e chiunque deve poter capire la storia, anche un non vedente: dobbiamo mettere in conto che un giovane potrebbe avere problemi di vista, ma essere comunque interessato alla storia, e questo assolutamente fuor di metafora.

Parte 5 – Fronzoli

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Gianni adesso ha una città, una piazza, la storia viene rappresentata sul palco in più lingue, compresa quella dei giovani. Sto creando il Mondo di Gianni, c’è tutto il necessario, ma è un posto un po’ noioso. Funziona, non c’è traffico e i giovani vengono a vedere lo spettacolo, ma non sarebbe più carino avere un paio di luci in più, in queste strade così buie? Non ho ancora pensato a come dovranno essere dipinti tutti quei palazzi grigi, o a quali alberi piantare. Tutto è funzionale ma scarno, non c’è gioia, non c’è nulla di più di quel che serve.
Nella mia ricetta, a questo punto, c’è il famoso sale e pepe quanto basta.

Non lo so quanto basta, non ci ho ancora pensato, e il motivo è semplice: solo adesso che la struttura è in piedi posso vederla da una prospettiva diversa, e concentrarmi su ciò che non è essenziale. Non potevo farlo prima, il muratore ubriaco non poteva decidere di costruire un palazzo rosa con dentro tre ristoranti prima di sapere cosa sarebbe sorto a fianco. Se lo avesse fatto, il rischio di doverlo demolire (o quantomeno rivalutare) sarebbe stato altissimo.
Adesso posso divertirmi un po’, nei limiti: non danneggiare la struttura portante del sito, e mantenere le linee guida che mi sono dato e che hanno senso di esistere.

Ci sono cose che non posso più cambiare, se Gianni propone di demolire un palazzo se ne assume le responsabilità, e ci arriviamo tra poco. Ma ci sono una marea di cose su cui posso intervenire, che non intaccano la sostanza. La struttura del sito non rischia di scricchiolare: sono abbellimenti, sono decorazioni, sono i fronzoli.

Quando Gianni è venuto da me perché voleva un sito, pensava che tutto il mio lavoro sarebbe stato più o meno questo: una scritta blu, una parete rossa, una finestra tonda, un bel lampione. Poi al massimo piantiamo una sequoia in mezzo al parcheggio per fare un po’ di ombra. Piantare una sequoia non è cosa da poco, figuriamoci in mezzo a un parcheggio.
Gianni aveva visto una pubblicità su internet in cui gli veniva spiegato che chiunque può costruirsi il proprio sito internet, è facile, tutti lo possono fare, e che in effetti aveva valutato l’idea di arrangiarsi e farsi il sito da solo. Quello che non gli hanno spiegato è che se il suo sito doveva essere una città, non poteva chiedere strade più corte di 50 metri o più lunghe di 100, e che ogni abitazione poteva avere esattamente tre piani. Farsi un sito da soli significa questo, e anche farsi fare un sito da chi non ha una ricetta significa questo. Gianni non aveva idea.

Gianni mi dice anche che i preventivi che gli sono arrivati non parlano di strade e piazze e spettacoli e traduzioni, negli altri preventivi c’era solo questa parte molto divertente. Anzi, non vede l’ora di darmi una mano con consigli preziosi su quanto debba essere grande la piazza e quanto alti e colorati debbano essere i palazzi che vi si affacciano.
A Gianni viene immediatamente consigliato di rimanere a guardare, possibilmente in silenzio.

Ne abbiamo già parlato, io e Gianni. Lui fa il suo lavoro, e io faccio il mio. In questa fase, il mio lavoro è rendere piacevole questo nuovo mondo, rimanendo fedele ai suoi valori e alla sua storia, di cui si è già parlato tantissimo e che conosco alla perfezione. Ogni fronzolo, dall’illuminazione stradale al soprammobile nella stanza al terzo piano del palazzo 23, devono parlare di Gianni e per Gianni. Il sale e pepe che stiamo aggiungendo quanto basta non devono devastare tutto. Dare sapore, non rovinarlo. Quanto basta, non di più e non di meno.

Se Gianni si fida e mi lascia lavorare, sarà tutto molto bello, e lavorare sarà un piacere. Sarà una città in cui gli ingorghi di traffico non esistono, e le strade sono illuminate. Ci sarà questa piazza stupenda in cui ognuno potrà trovare una panchina all’ombra, dalla quale sarà possibile ascoltare chiaramente gli attori sul palco. Gli opuscoli distribuiti saranno in tutte le lingue del mondo, anche in quella dei giovani, e tenerlo in mano sarà un orgasmo tattile.
Potrò anche usare un po’ di magia, decidendo ad esempio che tutte le finestre di tutti i palazzi saranno a specchio, e nel momento stesso in cui lo decido ogni vetro di ogni finestra diventerà specchiato, senza doverli sostituire uno ad uno. Tutte le abitazioni bianche, tutti i lampioni azzurri, tutte le serrande verdi. Per magia, in un istante, tutto insieme. Fare un sito per bene significa anche questo.

Gianni chiede modifiche, ed è legittimo. È il suo mondo e gli deve almeno piacere un po’. Ma se avanza richieste che vanno a modificare una struttura portante, e non ascolta i miei suggerimenti, Gianni pagherà per la demolizione. Gianni pagherà per la nuova costruzione, dall’architetto ai muratori al calcestruzzo. Bisogna fermare i lavori, tornare indietro, ricostruire. Ogni pezzetto di questo mondo influenzato dalla demolizione e dalla ricostruzione dovrà essere rivisto, perché potrebbe essere cambiato qualcosa di più fondamentale di quanto Gianni non credesse. Anche solo rovinato.

Tutto però fila liscio, Gianni si fida. Mentre aggiungo sale e pepe quanto basta, Gianni finalmente vede il suo mondo prendere vita, abbiamo seguito una ricetta precisa e il suo sito è fantastico, la sua città di marzapane è stupenda.

Parte 6 – La Realtà

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Una città di marzapane? Gianni si sveglia tutto sudato, e si rende conto che fino a questo momento non ha ancora messo piede nella sua città. Ha sognato, ha immaginato, ha letto la traduzione della sua Storia e ha guardato gli attori fare le prove dello spettacolo, ha visto dei disegni e dei progetti, ma non c’è traccia di un singolo mattone da nessuna parte. Il sito non esiste, non esiste nemmeno una pagina.

Come si dice, la realtà a volte supera la fantasia. Abbiamo tutto, ma è ancora tutto solo sulla carta. L’ultimo passaggio di questa ricetta è cucinare quello che abbiamo preparato, costruire per davvero i palazzi e la piazza e mettere in scena la Storia di Gianni. A questo punto si tratta solo di aprire il cantiere, unire i pezzi, infornare i biscotti. Se abbiamo preparato a modo, ci vuole un attimo per passare dal bozzetto a un sito vivo e funzionante.

Il sito di Gianni prende forma davanti ai suoi occhi, pagina dopo pagina. Mentre Gianni guarda dentro al forno con l’acquolina in bocca, vede ogni frammento incastrarsi perfettamente con gli altri. La Città di Gianni si srotola e si completa senza interruzioni, senza impedimenti. I muratori sanno perfettamente cosa devono fare, e le strade e i palazzi e la piazza vengono completati in fretta e senza incidenti. Gli attori sanno a memoria la loro parte, sono già truccati, aspettano solo che si alzi il sipario. Gli opuscoli vengono stampati e distribuiti ai giovani che sono già in fila. Tutto si completa, il sito sta prendendo vita.

È anche più incredibile di così, se tutti i passaggi sono stati rispettati. Il giovane che arriverà in macchina avrà magicamente le stesse possibilità di trovare parcheggio di quello che è arrivato il bicicletta. Il parcheggio di Gianni, il sito di Gianni, accoglie tutti allo stesso modo, la piazza non ha barriere architettoniche e tutti trovano un posto a sedere.
Nella città di Gianni, tutti i semafori sono sempre sul verde, eppure non ci sono incidenti. Nella città di Gianni l’inquinamento non esiste, l’aria è pulita, e nessuno pesta le cacche dei cani. Nessuno ruba in casa di nessuno, eppure non c’è ombra di agenti in divisa. Come è possibile?

Parte 7 – Le Prove

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Prima che la città di Gianni aprisse le sue porte, prima che il sito di Gianni fosse completo, ho fatto un sacco di verifiche. Poi ne ho fatte altre quando era pronto per il pubblico, un minuto prima di inaugurare la piazza.
Ho provato a girare per le strade di questa città con un camion, per avere la certezza che fossero larghe a sufficienza. Ho provato a perdermi, per capire quanto fosse difficile ritrovare la strada giusta. Ho rinforzato i pilastri, ho lavato le strade, ho innaffiato tutti i prati e tagliato l’erba. Ho alleggerito ogni struttura che me lo consentisse. Ho potuto fare tutte queste cose, e sistemare quel che c’era da sistemare senza fare danni, per via della magia che abita questa città.

Parte di questa magia è nella natura stessa della città di Gianni, che non occupa lo stesso spazio di una costruita nel mondo in cui Gianni ed io viviamo: un sito web è un’entità più astratta. Il resto è, di nuovo, nella ricetta. Posso facilmente calcolare le porzioni, infornare due teglie anziché una alla volta, potrei fare due conti e arrivare a risparmiare sui consumi, evitare di avere degli avanzi, o finirli prima che diventino immangiabili. Tanti piccoli accorgimenti che insieme fanno una bella differenza.

Il sito internet di Gianni è veloce e funziona per tutti i suoi visitatori, è snello, è sicuro. È stato fatto in modo da poter crescere ed essere modificato senza dover demolire niente, fino all’inevitabile momento di una ristrutturazione. Ora è pronto, è proprio pronto, in città c’è una festa e lo spettacolo sta per iniziare, abbiamo pensato a ogni cosa, siamo pronti ad accogliere nuovi cittadini e famiglie in vacanza e un sacco di spettatori per la prima della Storia di Gianni ma.. dove sono tutti?

Parte 8 – Amministrazione

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La città è stata completata, è stupenda, chi ci vive si trova benissimo. Allora perché non c’è un’anima a guardare lo spettacolo in piazza? Abbiamo costruito tutto questo con l’obiettivo di mettere in scena uno spettacolo per i giovani, mi sembrava di aver capito così, ma qui di giovani nemmeno l’ombra. Qualcuno li ha chiamati?

Gianni credeva che il fatto di avere un sito gli avrebbe portato automaticamente un sacco di nuovi clienti, ma si sta dimenticando che se nessuno sa della sua esistenza, nessuno lo cercherà e nessuno lo troverà. Ciò che Gianni ha, ora, è una cosa bellissima della quale non parla con nessuno. Ne parla solo con chi conosce già, e che gli chiede espressamente ‘Gianni, hai un sito?’.

A questo punto devo far conoscere alla gente il sito di Gianni. Ad esempio potremmo mettere qualche indicazione stradale nelle città vicina alla sua, potremmo stampare un paio di locandine dello spettacolo e attaccarle in giro, potremmo invitare un giornalista alla prima, potremmo comprare uno spazio pubblicitario alla radio, dopo esserci assicurati che i giovani la ascoltano. L’amministrazione comunale deve promuovere tutto questo baraccone.

Non solo, deve anche mantenerlo in piedi. Dopo ogni spettacolo, ad esempio, qualcuno si deve occupare di raccogliere le eventuali cartacce che qualche spettatore poco educato ha lasciato in giro. L’erba delle aiuole va innaffiata e tagliata, ogni tanto, e vanno raccolte le foglie che cadono dagli alberi. Le strade devono rimanere pulite, ma soprattutto senza buche. Dobbiamo valutare se invitare, qualche altra volta, altri giornalisti. Cambiare le locandine che abbiamo affisso, visto che la pioggia e il sole le rovineranno, e visto che altri potrebbero essere interessati agli stessi spazi pubblicitari. Potremmo anche veder nascere spettacoli diversi, che il pubblico troverà più interessanti e che sceglierà di vedere, invece di assistere alla Storia di Gianni.

Un sito internet deve rimanere in condizioni di poter funzionare, i pezzi di cui si compone non sono eterni. In linea teorica lo sono, come lo potrebbe essere una strada appena asfaltata, ma finché ci saranno automobili a percorrerla, e finché queste automobili non rimarranno le stesse (più grandi, più pesanti), la strada subirà un minimo di usura. Come minimo dobbiamo pagare le bollette per continuare ad avere le strade illuminate. Se Gianni non farà un minimo di manutenzione, la città diventerà una città fantasma, o la natura la reclamerà trasformandola in un rudere.

Infine, dobbiamo assicurarci che i palazzi siano costruiti a norma, e non è solo una questione di multe. Se per assurdo la Città di Gianni fosse costruita in un Paese che non prevede sanzioni in caso di un edificio comunale inaccessibile a chi è in carrozzina (magari ha solo gradini e nessuna rampa), sarebbe comunque meglio evitare questi ostacoli. Un sito web deve rispettare alcuni regolamenti, ma sarebbe anche buona cosa se andasse oltre, ad esempio mantenendo la leggibilità per i non vedenti. Al di là del fatto che fare un sito accessibile non significa (almeno qui da me) spendere di più, il fatto di poter raggiungere un pubblico più vasto dovrebbe essere sufficiente per esigerne uno: anche un non vedente potrebbe essere un visitatore del sito di Gianni, e diventare suo cliente.

Purtroppo nulla è eterno. Abbiamo bisogno di molte altre persone per mantenere il Mondo di Gianni un luogo in cui si possa tornare, mantenendo la città e la piazza in uno stato ottimale. Ad un certo punto, nel lontano futuro, assicurarsi anche che lo spettacolo rimanga attuale. Il sito di Gianni avrà bisogno di qualcuno che se ne prenda cura.

Anche se in linea teorica un sito internet potrebbe rimanere esattamente nello stato in cui era all’apertura, ci sono costi per mantenerlo così. Un sito web esiste da qualche parte, e se questa scatola che lo contiene non esiste più, o non riceve più nemmeno la corrente elettrica, il sito cesserà di esistere.

Conclusioni

Come detto, questo articolo è più una favola che una reale rappresentazione di cosa vuol dire fare un sito.
Ogni parte, ogni fase della sua realizzazione necessita di tempo, e ha un costo. Poi bisogna promuoverlo, mantenerlo, e gestirlo. E visto che le tecnologie progrediscono, e i modi di accedere ad internet cambiano (una volta i telefoni servivano solo per telefonare, ora si va sul web con un frigorifero), è probabile che si debba metterci di nuovo mano, presto o tardi. Non è follia pensare di rifare un sito da capo dopo 4 o 5 anni. Non è assurdo che un sito perfettamente funzionante diventi impossibile da navigare nel giro di 10.

Non abbiate paura di rifare il vostro sito, se ne ha bisogno. L’unico consiglio che sento davvero di dare è di assicurarsi che chi se ne occuperà abbia una visione di tutto ciò che lo compone, e che si renda conto che non può saltare nessuna fase del processo, o addirittura tentare di lavorare contemporaneamente su due fasi diverse.

Vuoi sapere se il tuo sito ha bisogno di un po’ di amore extra? Offro un servizio di revisione molto pratico (e anche divertente, devo ammettere), che costa molto meno di una consulenza tradizionale. Se invece sai già che ti serve una consulenza alla vecchia maniera, scrivimi.
Trovi tutti i miei servizi su questa pagina, mentre qui la versione breve e corretta di questo articolo.

Se mi lasci la mail ti faccio sapere quando pubblico roba nuova. Niente spam, promesso.

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