Shopify esiste, non ti serve un sito

Prima di parlare di Shopify, partiamo da un paio di banalità atomiche. Giusto per essere sicuri di parlare tutti la stessa lingua.

Siamo d’accordo

  1. Un sito internet è uno degli strumenti più importanti che un’azienda possa usare.
  2. È il perno attorno al quale far girare il proprio business, ed estenderlo.
  3. È un modo per connettersi con i clienti, vendere prodotti e servizi.
  4. È dove la gente scopre chi sei e cosa fai.
  5. Avere un sito significa avere credibilità ed autorità, ti fa apparire legittimo.
  6. Non avere un sito significa vivere nel passato, qualcosa che nessuna azienda vuole comunicare.
  7. Non avere un sito significa comunicare poca professionalità e interesse nel proprio brand e nel proprio prodotto.
  8. Avere un profilo Instagram non significa avere un sito.

Fin qui siamo tutti d’accordo? Bene.

Shopify esiste, non ti serve un sito — mmmmmshopify — Kappesante — https://kappesante.com/var/non-ti-serve-un-sito-se-esiste-shopify/

Parliamo di una particolare categoria di siti web, gli e-commerce. Anzi, parliamo di un particolarissimo tipo di e-commerce: Shopify. Che, dicevano, è tutto ciò che ti serve per vendere ovunque. Ora dicono altro, e i 14 giorni di prova sono diventati 3.
Non ne voglio parlare male a tutti i costi ma ne voglio parlare. Per la cronaca, come si dice, ho provato Shopify in passato. Ho anche raccomandato Shopify a un paio di clienti più di una volta, e lo farò di nuovo. È un ottimo servizio per quello che fa.

Però: solo perché fa bene una cosa non significa che faccia tutto. Chi fa il mio lavoro, però, offre proprio questo tutto.
C’è da dire che con l’avvento di Shopify (e simili), il futuro per gli sviluppatori web è sembrato improvvisamente molto tetro. A più di una persona è venuto in mente che ‘siamo tutti fottuti, è meglio che dica alla mia famiglia che lavorerò per Shopify, o rimarrò disoccupato’, ma fortunatamente è durato un attimo.

Di seguito un paio di rassicurazioni per i miei colleghi, che potrebbero aiutare anche i nostri clienti a capire il valore di quello che offriamo.

Shopify può..?

Offrire siti custom senza utilizzo di template?
No. Ok, quindi almeno noi sviluppatori possiamo vendere template per Shopify in futuro.

Consentire la manipolazione asincrona e simultanea, su larga scala, e la personalizzazione di dati (tipo Netflix, Amazon, Facebook, e via dicendo)?
No? Ok, almeno possiamo ancora andare a lavorare per alcuni grandi social network.

Consentire la personalizzazione specifica dell’elaborazione dei dati, al di fuori dei template preparati?
No? Ok, almeno alcuni di noi possono ancora trovare qualche lavoro nei cosiddetti ‘big data’, probabilmente.

Ottimizzare/minificare automaticamente i file, creare siti responsive, costruire siti AMP, pianificare la struttura per la SEO, ottimizzare UI e UX?
Nessuna di queste cose? Ah cazzo. Forse il futuro non è così spaventoso.

Costruire interazioni personalizzate, con un database per interazioni utente uniche, senza pre-programmazione?
Nessuna? Peccato

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In realtà è ancora peggio, Shopify non può fare molte delle cose di cui quasi tutte le aziende hanno bisogno. Tipo non traccia automaticamente le spedizioni da una serie di spedizionieri, singoli appaltatori o altro. Una volta si diceva ‘c’è un’app per tutto’. Non ci sono app per questa roba, immagino serva un’app.

Il CRM di Shopify è anche piuttosto striminzito: hai una cronologia degli ordini, e.. fine. Non è un CRM per un business serio, Shopify non è un sostituto di una piattaforma importante, come ad esempio Salesforce, non gioca nemmeno nello stesso campionato di Prestashop, e vive su un pianeta completamente diverso rispetto a WordPress. Ma andiamo avanti.

Posso consigliare prodotti in base ai modelli di comportamento e interazione dell’utente, identificare comportamenti di conversione elevati? No.

Creare e analizzare landing page per identificare quali canali sono i più efficienti, per le diverse campagne? No.

Può aiutarmi a costruire animazioni Javascript? No (a meno che non siano pre-programmate da altri).

Può aiutarmi a creare animazioni CSS? No (a meno che non siano pre-programmate da altri).

Può aiutarmi a scrivere HTML che sia ben strutturato, con meno blocchi possibili, in modo che il sito venga mostrato correttamente e rapidamente alle persone con connessioni lente? No, nemmeno lontanamente.

Questo non ha impedito a diverse web agency di offrire i servizi di ‘ti faccio un negozio con Shopify’, anzi, si sono sfregati le mani. Si può vendere un sito offrendo soluzioni traballanti, usando un tema Wordpress fatto da altri e acquistato per 40 dollari, 60 quando va male. Si può vendere un sito custom pasticciando con Elementor. Figuriamoci se non si può vendere un e-commerce su una piattaforma proprietaria, che riempiremo di plugin fino a farlo diventare lentissimo e inutilizzabile, poco importa se poi è un delirio starci dietro.

La marmellata della nonna

Shopify è una soluzione specifica per una specifica esigenza aziendale, che parte dal vendere la marmellata della nonna e arriva fino al vendere due marmellate e la torta. Un sacco di gente lo preferisce ad una soluzione su misura, sembra costare poco o sembra che ci si possa arrangiare, ma non potrà mai reggere il confronto con una piattaforma come WordPress.

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Non sarà così orrendo se tanti grossi marchi hanno scelto Shopify. È vero: Dechathlon, Sennheiser, Alessi, Sony, Mattel, Converse, hanno o hanno avuto tutti un negozio con Shopify. Ma è Shopify plus, che parte da 2300 dollari al mese. Duemilatrecento. E, se posso permettermi, secondo me nove siti su 10 hanno comunque problemi che però, se ci serve proprio quel reggiseno sportivo di Dechathlon a 12 euro, cerchiamo di tollerare.

Alcune delle limitazioni di cui ho parlato sono facilmente aggirabili. Lo sono, però, se si paga di più. Senza scomodare il piano plus, Shopify ha una specie di app store (che hanno chiamato app store) per un sacco di componenti aggiuntivi, molti dei quali sono quasi obbligatori se si vuole offrire un’esperienza che sia il più vicino possibile a quella di un vero e-commerce da 2300 dollari al mese.
Parliamo di soldi, cercando di spendere poco (che è l’unica cosa che importa, per moltissime persone).

Il piano più economico costa, a marzo 2024, 21 euro al mese, dopo il primo mese a 1 euro (fatturazione annuale, quindi diciamo 232). Poi dobbiamo calcolare le tariffe applicate su ogni vendita, che per chi vende online significa l’1,9% + 0,25 eurini. Per ogni singola transazione con carta di credito. Il 2% per altri pagamenti, tipo PayPal.

Si potrebbe decidere di creare una homepage che non includa già i prodotti in vendita, o qualsiasi altra pagina che non sia tecnicamente parte dell’e-commerce. Sono altri 30 al mese, se va bene. Si arriva facilmente a 500.

Vogliamo automatizzare l’invio delle fatture elettroniche? Altri 500 all’anno.

Monitorare decentemente le spedizioni? Sono altri 10 al mese per alcune funzioni base, e si arriva a 400 al mese se serve qualcosa di più personalizzato.

Vogliamo spammare sui social ogni volta che inseriamo un articolo in negozio? 20 al mese, come minimo.

Automatizzare il processo di reso? Minimo 29 al mese.

Vogliamo aggiungere qualche informazione legale su cookie e privacy, piazzare un banner, scansionare i cookie effettivamente in uso? Si parete da 8 al mese, e si arriva comodamente a 34.

Modificare i metafield e magari esportarli in CSV? 9 al mese.

Avere accesso a metriche e analitiche dettagliate? 49 al mese.

Raccattare recensioni? 15 al mese.

Mi rendo conto che alcune funzionalità possano sembrare avanzate, ma questo è il minimo per avere un negozio decente. E ancora non abbiamo parlato di renderlo unico e riconoscibile. Se la possibilità di avere pagine extra (nelle quali non ci sono prodotti in vendita, ad esempio uno straccio di ‘chi siamo’) costa 100 euro al mese, bisogna anche considerare che qualcuno quella pagina la dovrà costruire.

Gran finale

Un rapido calcolo: sono più di 270 euro al mese, più le commissioni per ogni vendita, più eventualmente lo sviluppo dato in mano a qualcuno che sappia cosa sta facendo, e che dovrete pagare, ma mi rendo conto che il 90% di chi utilizza Shopify si arrangia parecchio e non pagherà nessuno.

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Aggiungiamoci il fatto che Shopify non è open source, che potrebbe decidere che il vostro prodotto non lo vuole più vendere – dopo che avete aperto il negozio e venduto per mesi o anni – e che paradossalmente potrebbe fallire domani (lo so, sto esagerando), vi ritrovate con in mano un bel niente.

Non voglio infierire, ma mi hanno anche detto che migrare il proprio negozio altrove significa rifarlo da capo.

Ora, siete sul mio sito, ed è chiaro che mi piacerebbe vendervi i miei servizi. Mi piacerebbe anche, però, farvi capire che buttarsi ciecamente su Shopify perché avete visto la pubblicità su YouTube potrebbe non essere l’idea migliore. Consigliare Shopify a chiunque sarebbe come dire a qualcuno con un’infezione alla gamba di strofinare l’unguento miracoloso sul braccio perché risolve tutto. Non funziona così.

Per qualcuno è comunque il prodotto ideale, e continuerò a consigliarlo: se avete pochi prodotti, se volete spendere poco, e se non vi interessa che i vostri clienti vi vedano come una realtà solida e affidabile, Shopify è esattamente quello che fa per voi. Nel momento in cui decidete di investire sul serio sulla vostra attività, nel momento in cui il vostro catalogo inizia a diventare corposo, vi prego di valutare attentamente se rimanere legati ad un servizio esterno come Shopify senza avere niente in mano, con così tante limitazioni e con prezzi che diventeranno in fretta molto poco convenienti. È il vostro business, secondo me il sito dovrebbe essere vostro.

Non dovete per forza venire da me. Ci sono almeno altre due persone, in Italia, che sanno quello che fanno.

Se mi lasci la mail ti faccio sapere quando pubblico roba nuova. Niente spam, promesso.

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